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Quando brucia un teatro, non bruciano solo muri: brucia un pezzo di memoria collettiva.

11 Febbraio, 2026

WeChiaia si stringe intorno a ciò che è accaduto stamattina.
Un incendio ha colpito il Teatro Sannazaro e, per un attimo, Napoli ha trattenuto il fiato. Le fiamme sarebbero divampate prima dell’alba da un palazzo vicino, per poi estendersi anche alla struttura del teatro.

Il rogo ha raggiunto le parti più alte dell’edificio: la cupola è crollata sotto l’effetto delle fiamme. Spinte dal vento, le lingue di fuoco si sono avvicinate anche alla vicina chiesa di Sant’Orsola. Per motivi di sicurezza, un tratto di via Chiaia è stato chiuso e l’area è presidiata per evitare il passaggio dei pedoni. Quando brucia un teatro, non bruciano solo muri: brucia un pezzo di memoria collettiva.

Il Teatro Sannazaro nasce nel 1874 tra principi, duchi e salotti eleganti. Sul suo palco passano i grandi nomi della scena, le dive, i mattatori.
Qui si sperimenta per la prima volta l’illuminazione elettrica: la sala si accende e Napoli resta a bocca aperta.

Poi arrivano gli eccessi, le gestioni folli, il declino. Il teatro si svuota, cambia pelle, diventa persino un cinema a luci rosse. Sembra la fine.
E invece no. Nel 1971 una donna, Luisa Conte, vende il suo anello di brillanti per rimettere in piedi questo luogo sventrato e dimenticato. Riapre il sipario quando non c’è più niente, se non la voglia di crederci.
Da lì, il teatro torna a vivere.

Oggi, dietro le quinte, ci sono camerini che un tempo erano celle di monaci. Sotto il teatro resiste ancora un pozzo settecentesco.
E sul palco salgono già i figli di chi oggi lo dirige: tre nuove voci dentro una storia che non smette di continuare.

Non è solo un teatro.
È una sopravvivenza elegante.
È Napoli che cade, si rialza, e si rimetterà in scena.🎭

Foto credits: Elena Piscitelli

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