Atlante è la mostra che da oggi, 3 febbraio, e fino al 5 maggio si può visitare alla Thomas Dane Gallery in via Crispi 69.
A cura di James Lingwood, presenta opere di Igshaan Adams, Teju Cole, Luigi Ghirri, Emma McNally, Claudio Parmiggiani, Anri Sala, Tatiana Trouvé e Akram Zaatari.
Nel 1968 Claudio Parmiggiani realizzò una serie di opere incentrate su mappe e globi. Dipinse i profili dei continenti sul corpo delle mucche, incastrò un globo gonfiabile in un barattolo di vetro e
fotografò un altro globo, sgonfio, per un portfolio che avrebbe poi intitolato Atlante (1970).
Le fotografie per il lavoro di Parmiggiani furono scattate da un altro giovane artista italiano, Luigi Ghirri. Tre anni più tardi, Ghirri fotografò le pagine del proprio atlante per un progetto importante, anch’esso intitolato Atlante (1973). Le fotografie di oceani, isole, deserti e montagne sono così ravvicinate da liberarsi dalla cartografia e dalla rappresentazione convenzionale, fluttuando verso una dimensione quasi onirica. Anche Akram Zaatari parte da una mappa schematica – nel suo caso il Mediterraneo – per la serie di dipinti YM (2024–25).
Egli mette in primo piano lo spazio fluido del mare rispetto alla rigidità della terra, centrandolo come luogo di movimenti e scambi di persone, merci e idee. Allo stesso modo, i tondi in legno della serie Mediterranean Ruins (2024–in corso) richiamano mappe di città e territori che si affacciano sul Mediterraneo.

Nella sua serie Maps/Species (2014–in corso), Anri Sala mette in dialogo incisioni di pesci e altre creature marine tratte da libri di storia naturale del XVIII e XIX secolo con i propri disegni a
inchiostro e pastello degli stati nazionali. Sala ridefinisce le sagome dei paesi, i cui confini emergono dalla combinazione di geografia costiera e autorità imperiale. Le loro forme “innaturali” richiamano le descrizioni delle creature marine, contorte per adattarsi al rettangolo della stampa, creando una mappatura inedita che oscilla tra realtà geografica e immaginazione.
In Igshaan Adams, il passaggio dalla cartografia tradizionale a una mappatura più singolare trova una forma eloquente nelle sue monumentali opere tessili. Attraverso le vedute satellitari di Google Maps, l’artista mappa le desire lines della popolazione delle township di Città del Capo, percorsi alternativi attraverso spazi pubblici ancora contesi.
Nel nuovo arazzo Keeping Light (2025), le coordinate rigide della mappa si trasformano in fluide evocazioni di memoria, mentre un gruppo di “nuvole” sospese, intessute con fili d’oro, amplifica la sensazione di movimento e deriva.
Nella sua serie Choral Fields , Emma McNally traccia movimenti di vario tipo — tettonici, oceanici, sonici, atomici — in ampi disegni a grafite. Attraverso la sovrapposizione di una varietà di segni e linee — talvolta diagrammatici, talvolta appena percettibili — l’artista dà forma a una cartografia in movimento che oltrepassa le forme convenzionali della mappatura, restituendo il turbolento clima geopolitico del presente.
Le coordinate dei disegni di Tatiana Trouvé non delimitano un luogo definito, ma tracciano un viaggio oscillante tra mondi interiori ed esteriori.
Nei tre nuovi lavori della serie Les Dessouvenus (2025–26) — termine bretone che indica ciò che è “non ricordato” — l’artista plasma mondi immaginari a partire da configurazioni astratte e instabili, scandite dall’azione della candeggina sulla carta colorata, dando vita a visioni tanto vivide quanto elusive, come i sogni.
Nella serie Light Sleeper (2019–2025), Teju Cole rende visibili le informazioni latenti che si depositano sulle lavagne cancellate delle aule di Harvard, dove insegna. Le fotografie risultanti, di
grande formato, in cui graffi, macchie e fugaci tracce di gesso evocano le griglie e i campi stellari delle mappe celesti, sollevano interrogativi su chi abbia voce e chi venga silenziato in un mondo
sempre più instabile; un’instabilità mappata da ciascun artista contemporaneo presente in Atlante , così come era stata esplorata nelle opere dei primi anni Settanta da Claudio Parmiggiani e Luigi
Ghirri, a cui la mostra deve il proprio nome.
Orari della galleria:
Dal martedì al venerdì 11.00-13.30 e 14.30-19.00, sabato 12.00-18.00, oppure su appuntamento
Ingresso: Gratuito
Stazione più vicina: Piazza Amedeo
+39 081 1892 0545